Vuole una risposta sulla richiesta di annullare la Dia

SERRAMAZZONI – Come prevedibile, la prima assemblea post Tar del Comitato San Dalmazio che si oppone alla costruzione dell’impianto a biomasse è stata particolarmente sentita. Sala piena venerdì sera e tanta voglia di continuare la battaglia. Battaglia difficile, dopo la sentenza con cui i giudici bolognesi l’11 febbraio hanno accolto il ricorso di Stefania Minozzi e della Modena Bio Energy invalidando gli atti di annullamento e archiviazione del novembre 2011 di Comune e Suap (Sportello unico per le attività produttive, presso la Comunità montana), riportando indietro di un anno e mezzo, al novembre 2011, quando il Comitato fece ricorso per l’annullamento della Dia (dichiarazione di inizio attività) da cui partì tutto, una variante del settembre 2010 per l’istallazione di un impianto di produzione di bioenergia derivante da biomasse a fronte di un permesso di costruire che a giugno prevedeva solo un edificio ad uso agricolo. Ora che Bologna ha rimpallato tutto alla Provincia (unico ente a cui compete l’autorizzazione per questi impianti), cosa può fare il Comitato? Le opzioni sul tavolo sono sei, come ha spiegato il presidente Enrico Bussei: «Fare ricorso al Consiglio di Stato, ma è sconsigliabile per i costi ed altri aspetti; presentare osservazioni alla Provincia (nel momento in cui dovesse arrivare dalla ditta richiesta di autorizzazione) e al Suap; fare ricorso al Tar se la Provincia dovesse dare il via libera; sollecitare al Tar la discussione del nostro ricorso del novembre 2011 per l’annullamento della Dia; sollecitare una nuova istanza di autotutela sia nei confronti del Comune che del Suap, ma è difficile perché non siamo ancora riusciti a farci ricevere; intraprendere un procedimento penale contro il Comune, con quel che ne consegue». Le strade sono state tutte dibattute, con i loro pro e i loro contro. Dal pubblico c’è stato chi, indignato per la vicenda, ha chiesto di procedere con la denuncia penale, cosa che non è affatto esclusa, ma non adesso: l’orientamento alla fine è stato quello di un sollecito al Tar perché si esprima sull’annullamento della Dia. Questo anche perché dopo la sentenza dell’11 ancora nulla si è mosso: «Siamo stati in Provincia – ha spiegato Bussei – e non risulta ancora nessuna richiesta di autorizzazione, né per le emissioni in atmosfera né per lo svincolo idrogeologico. E’ possibile che non venga presentato nulla fino a dopo le elezioni: troppi voti possono giocarsi su questa partita». ». E in effetti anche la prospettiva elettorale ha avuto il suo peso nel dibattito venerdì sera (vedi sotto). Come un gran peso lo hanno le ultime rivelazioni sull’inchiesta che coinvolge l’imprenditore Remo Uccellari per le villette di Casa Morandino, che dovevano essere alimentate proprio grazie all’energia prodotta dall’impianto a biomasse. Poi c’è la consapevolezza che, in mezzo a tutto il calderone di inchieste su Serra, finora nessuno ha indagato a fondo sulla procedura autorizzativa dell’impianto. Ci sono molti aspetti ancora tutti da chiarire in merito: l’assemblea ha chiesto ad esempio come mai non vi sia stata dal Comune domanda di oneri di urbanizzazione, o che ne sia stato della perizia antisismica necessaria per costruire in queste zone. Su questi ed altri elementi finora non c’è stata lente d’ingrandimento «forse anche perché materialmente non è sorto ancora nulla», come è stato sottolineato. E nulla, va detto, sorgerebbe se la Provincia dicesse no, guardando anche nel merito della macchina che si va a costruire e sui suoi possibili impieghi futuri. Le antenne sono ben deste sui prossimi movimenti. Intanto, il Comitato spera di avere la possibilità dell’incontro tanto richiesto in Comune: ci sono molte cose da far presenti anche al nuovo capo dell’Ufficio tecnico. nDaniele Montanari