Dal 1° novembre prossimo nei pronto soccorso degli ospedali di Carpi e Mirandola non saranno più utilizzati i medici a gettone (una risoluzione, di cui comunque, hanno fatto uso anche altre strutture sanitarie in questi ultimi anni) che ha sollevato non poche polemiche e discussioni. Cresce l’apprensione per una situazione già critica per la strutturale carenza di specialisti. Ed è proprio l’insufficienza di medici, in particolare nei pronto soccorso, il problema che affligge molte regioni in Italia. A soffrirne è anche il nostro territorio. L’uso di medici a gettone, ovvero professionisti assunti temporaneamente per coprire le lacune, ha fornito sì soluzioni, ma sempre a breve termine. Ora, con lo stop a questa tipologia di medici, reclutati da cooperative private, è necessario valutare alternative anche alla luce del fatto che sembra non essere più allettante per i professionisti specializzarsi in emergenza-urgenza. Lo confermano le iscrizioni alla Scuola di specialità nel settore che in tutta Italia lo scorso anno non è riuscita ad assegnare in medicina il 25% delle borse di studio disponibili e assegnandone solo il 30% nella specializzazione della medicina di emergenza-urgenza. Una fotografia poco rassicurante. Di certo lo stop deciso all’assunzione di medici a gettone mette a rischio reale i pronto soccorso. In questo caso dal 1° novembre quelli di Carpi e Mirandola. La carenza di medici rimane il nodo centrale di una situazione complessa e che, come spesso è stato ribadito, richiede un approccio coordinato tra istituzioni sanitarie, sindacati e professionisti del settore per trovare soluzioni durature.